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Anita Leva

 

Nella storia di un artista esistono tappe che appaiono determinanti e necessarie. La vita di un uomo è semplicissima, ma la vita di un artista può diventare molto complessa se le sue opere non sono semplicemente “prodotti” di quella vita, che anzi sono essi a produrla nella sua realtà più profonda. Una tappa importante per la pittrice Anna Leva, in arte Anita, è rappresentata dalla mostra permanente che si può visitare a Colli a Volturno, in Corso Regina Elena. Nella sua personale sono esposti i suoi capolavori, in maggioranza oli su tela, che evidenziano il disagio esistenziale dell'artista-poeta, perchè guardare le sue opere è come leggere l'intensità poetica della sua arte”

 

di Franco Visco.

 

Anna Leva è nata nel 1949 a Colli a Volturno; la sua vita è stata fin dall'adoloescenza scandita da episodi travagliati.

Solo in età matura ha scoperto di avere nascosto dentro di se il dono della pittura, pur non avendo studiato quest'arte, e tuttavia riuscendo a dare ai suoi dipinti la giusta tonalità di colori e riesce ad esprimere con le scelte dei soggetti tutto ciò che il suo carattere introverso la costringe a portarsi dentro.

La vita non le ha dato molte soddisfazioni, ma la pittura sta ripagando a tutto questo. Quando dipinge è completamente trasportata in un altro mondo: un mondo di colori, di sfumature e di espressioni, sempre alla ricerca di nuovi soggetti da immortalare sulla tela, dedicherà il suo futuro alla pittura.

La varietà di soggetti dipinti da Anita sottolinea la sua carica espressiva, carica dipinta da chi ha molto visto e molto, in se, conservato.

La sua arte è a ben dire “una concentrazione dell'azione”: l'artista rappresenta quello che vive in lei e si agita nelle forme e nelle apparenze. Per Anita la pittura è passione e tormento, ricerca inesauribile della forma fino alla più alta sintesi.


 

Quello che più colpisce in quest'artista è la grande forza emotiva, l'aver riportato emotività nell'arte. La sua è una conoscenza intima, è un leggersi dentro, con la conseguente facoltà di riflettere l'oggetto dell'intuizione sensibile da ritrarre e comporre.

Anita ha partecipato a molte mostre personali e collettive in numerose città italiane, conseguendo un gran numero di premi oltre che unanimi consensi di critica.

 


 


 


 

 

 


 

 

Info: Anna Leva - (Via Cerreto - 86073 Colli a Volturno - ISERNIA - Italy) - tel. 39 (0) 865 955171

 



 



 



 

Ciro Lucariello

 

INCONTRO - olio 50x70

 


 

 

LUCARIELLO PITTORE DELLA REALTÀ MERIDIONALE

Pittore di una realtà tutta meridionale, Lucariello spazia nel campo dell’arte con disinvoltura dal paesaggio alla figura alla natura morta, compiacendosi in ogni sua realtà con seria partecipazione ed immedesimandosi sicuro in ogni soggetto intrapreso. Le nature morte sono ricche di uno stato d’animo consapevole del gioco delle luci e delle ombre che riempie di colore le brocche, le tende, i frutti, le tavole luminose dove gli oggetti rotondeggianti posano sicuri nella loro equilibrata composizione e dove le mele sono veramente lumeggiate come la tradizione partenopea insegna e dove le ombre si proiettano come immagini rarefatte su sfondi animati da ondeggianti brezze. II paesaggio collinare, di pretto taglio campano, è sempre arroccato su belle colline e luminoso della luce soffusa del tramonto.Nelle marine i gabbiani volano sicuri e sereni e sembrano giocare tra le onde schiumose e le nubi del cielo, messaggeri di pace e di serenità.

Quiete che si rispecchia senza pentimenti nella rappresentazione delle sue barche, sia che si trovino in un porto tranquillo che ferme in attesa di una buona pesca sullo sfondo del Vesuvio spento. La sua visione poetica, confortata da una tavolozza appropriata ad ogni forma e ad ogni immagine, rispecchia il suo animo sereno e contemplativo, fedeltà espressiva che ha nella figura una sicura realizzazione. E', quella di Lucariello, una realtà contemplativa simboleggiata spesso dai morbidi nudi adagiati o affacciati sugli arenili, dalle figure pastellate con disinvoltura, da profili di giovinette e di ragazzi, veri momenti di costume e di fedeltà ritratti con segno preciso e incisivo. E’ certamente Ciro Lucariello uno dei pittori fedeli a questa realtà amata e sentita sinceramente e che è sempre fonte di ispirata contemplazione.

 

Paolo Zauli - Vice Presidente dell'Associazione dei Critici e Collaboratori della Stampa Artistica - Perito d'Arte del Tribunale di Bologna.


 


 

FRUTTA - pastello 40x50

 


 

 


 

NOSTALGICHE BARCHE - olio su tela, 40x50, 1997.

Ciro Lucariello - Pittore del vivere quotidiano

... Nel 1965-66 ha iniziato ad esprimersi con olio su tela,dove il colore ben dosato, il disegno ben delimitato, la prospettiva bene intuita davano vita ad equilibrate e piacevoli nature morte. Successivamente intorno al 1970-71 il colore diventa più corposo, la tecnica si perfeziona,la personalità esplode più prepotente fra calori più irreali ed energici colpi di spatola. La spatola lo soddisfa ed egli in questo momento esprime se stesso e ci si manifesta vigoroso e scattante con tratti rapidi e decisi, maturo e sereno con colori caldi e ben fusi. E’ il periodo delle marine, dei grandi spazi, dei cieli aperti sentiti con genuinità e schiettamente espressi. Da questo momento i soggetti si moltiplicano, egli è completamente aperto al mondo che guarda con occhi avidi e ritrae realisticamente in ogni sua forma. Dolci e delicati i fiori, freschi di vita anche se recisi, in equilibrate e tenui composizioni; ingenui e affascinanti i nudi di adolescenti; invitanti e silenziosi, palpitanti di operosità sebbene inanimati i paesaggi montani; intimi e sereni, semplici e caldi i vicoli dove stormi di uccelli o animali domestici ci riportano al tranquillo quotidiano vivere di abbarbicati paesetti.

 

Fernanda Conti

DALILA - pastello, 30x35.


 

DOMANI - pastello, 35x50, 1996.

 


 

 

Luogo e data di nascita: Napoli, 10 febbraio 1931.

Indirizzo: Via delle Azzorre 411-A/7, 00121 Roma, tel. 39 (0)6 56337608; Via Regina Elena 26, 86073 Colli a Volturno - IS, tel. 39 (0) 865 957547

Qualifica: Pittore.

Soggetti: Paesaggi, marine.

Tecniche: Olio, pastello.

Mostre: 1981, Bottega del Poeta, Roma; Galleria Leonardo da Vinci, Roma; 1982, Studio Palischermi, Ostia; 1983, Azienda Turismo e Soggiorno, Salerno; Galleria il Punto, Battipaglia; Sala Consiliare, Colli a Volturno; 1984, Galleria Manieri, Roma; 1988-92, Galleria Meeting, Roma; 1990, Galleria Spazio Visivo, Roma; 1992, Galleria Astrolabio, Marino (RM).

 

Critici: Banchi, Bartolini, Conti, Di Ianni, Iozzino, Mercuri, Occhipinti, Pallati, Palitta, Perdicaro, Savini, Scheible, Zauli.

Giudizio critico"La pittura di Ciro Lucariello è ricca di fascino e di aspetti particolari come le sue marine, nelle quali primeggia il gioco dei colori nei riflessi più luminosi. Queste espressioni artistiche si riallacciano allo spirito poetico dell'autore, che le trasfonde sulla tela con sapienti tocchi cromatici. Deduco che nell'arte di Lucariello c'è la presenza della natura e dell'uomo, e l'osservatore guardando i suoi dipinti avverte un sereno sentimento ed un prolungato respiro di libertà". (Fernanda Banchi)

Quotazioni: £ 3.000.000, cm.50x70, olio; £ 1.000.000, cm.50x70, pastello soffice.

 

 

 



 



 



 

Padre Tito Amodei

 

 

 

 

 


 

 

Ferdinando Amodei, in arte Tito, pittore, scultore e incisore. E' nato a Colli a Volturno. Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti a Firenze con Primo Conti; per la grafica con Giuseppe Viviani.

Per la scultura è autodidatta. Inizia ad esporre con sistematicità in Italia e all'estero, anche se con lunghi intervalli, dal 1964. Ha eseguito grandi decorazioni per ambienti pubblici, specialmente chiese (ha eseguito tra l'altro anche il “Monumento ai Caduti” di Colli a Volturno). Ha praticato la grafica in tutte le tecniche, producendo moltissime lastre, che in genere stampa personalmente. Preferisce la forza espressiva dei materiali trattati artigianalmente; per questo il suo studio ha la funzione e l'aspetto della vecchia “bottega” e le sue opere portano tracce vistose del manufatto.

Deposizione - Monumento ai Caduti, 1970, bronzo, cm.235x245x35 (Museo d'Arte sacra Stauròs)

Il grande nudo (veduta dello studio) 1960-1964, olmo cm.200x70x70

Dagli inizi degli anni '70 si è dedicato quasi esclusivamente alla scultura che esegue prevalentemente in legno. Nel 1966 si trasferisce da Firenze a Roma dove vive (Comunità dei Passionisti della Scala Santa) e fonda, nel 1970, Sala 1, centro culturale tra i più attivi della Capitale, che dirige per moltissimo tempo.

 


 

 

L'artista. Da Una resina che odora d'incenso”. Di Costanzo Costantini. “Il Messaggero”, 07-06-1989

 

Ha due grandi passioni: Cristo e la scultura. Usa in prevalenza il legno, maneggia con perizia strumenti e utensili di ogni sorta, specialmente accette, tenaglie, chiodi e martelli, sicché il ricordo della Croce e della Crocifissione è sempre vivo in lui, s'impasta al suo lavoro quotidiano, lo impregna di se. Uno dei suoi temi preferiti e la Deposizione, ma costruisce con le proprie mani crocefissi, tabernacoli, candelabri, mosaici, affreschi, graffiti, vetrate, cancellate, ringhiere, porte, finestre. Esegue da se, a bassa tiratura, litografie, acqueforti, acquetinte, puntesecche, xilografie a colori, serigrafie. Incide anche gioielli. E' un artigiano nel senso arcaico del termine, antico e nello stesso tempo moderno, piu che moderno, in quanto conosce le tecniche piu avanzate, che applica però sempre rifacendosi alla manualità, al mezzo primevo dell'uomo. E' un passionista dell'arte.

Lo studio nel quale lavora, da “operaio” schivo, discreto e silenzioso ma tuttavia al corrente di tutto cio che viene fatto in arte, in Italia e fuori I'Italia, è seducente. Uno studio singolare, se non unico. L'ha ricavato dai vecchi magazzini del convento dei passionisti alla Scala Santa, il celebre Santuario della Passione nel quale si conserva la preziosa cappella palatina dei papi e si venera la vetusta immagine del Ss. Salvatore. Vi costruisce le sue sculture con la pazienza, la devozione e 1'amore con cui i pellegrini salgono in ginocchio la Scala Santa. Vi spira un'aria insolita, come estranea al paesaggio urbano che lo circonda, un'aria da “bottega”, sacra e profana. Vi si respira 1'odore resinoso del legno appena tagliato o appena lavorato. “Uso in prevalenza il legno per una mia scelta precisa”, dice Tito Amodei. “Il legno è una materia così calda, così umana. Lavorato con 1'accetta, entra dirompente nello spirito prima ancora che si profili o ne emerga 1'immagine. Fa lo stesso effetto della terra arata”.

TITO - Le grandi sculture

 

Autoritratto in nero 1963, olio su carta cm50x75

 

Nello studio si allineano, in sintesi, i lavori che hanno segnato il laborioso cammino dell'artista, prima e dopo che dalla pittura passasse alla scultura, e vi si dedicasse pienamente, con le sole sue forze, senza scuole e senza maestri: La grande scultura, Il grande nudo in torsione, la Deposizione, L'albero nuovo, Il nudo, Il melo, Il sole e l'uccello nel cespuglio, La grande finestra, il Paesaggio urbano. Andre Masson diceva che la scelta della materia e una scelta di stile; ma nel nostro caso già i titoli delle opere sono una scelta di stile, in quanto designano un universo ancorato alla realta umana, a portata e misura dell'uomo, nel quale si avverte qualcosa di francescano. Tutt'intorno, sulle pareti, le tele degli anni Cinquanta-Sessanta: la prima, quella con la quale nel '58 esordi, e un omaggio a Marino Marini, chiaro sintomo che 1'artista, piu e oltre che verso la pittura, era orientato verso la scultura; due tele del 1963, ossia un autoritratto con mensa dai piani ribaltati in cui gli elementi hanno un rilievo scultoreo dei fichi d'india in cui il segno acquista una levità quasi astratta; un paesaggio del 1964, 1'anno in cui 1'artista abbandona la pittura per la scultura, e gli orditi grafici che, come nota Mirella Bentivoglio, fanno pensare ad onde sonore, conferendo all'ambiente come una musica senza suono, silenziosa, impercettibile.

Nato nel 1926 a Colli al Volturno, Tito Amodei è un artista nel quale la vocazione all'arte si sposa alla vocazione religiosa, in un connubio singolare. Verso i quindici anni entra nel collegio dei passionisti e compie gli studi medi fra Nettuno e Firenze, dopodiche intraprende gli studi teologici nel convento di Tavarnuzze a Firenze e nel convento di San Giovanni e Paolo a Roma. Ordinato sacerdote a Roma nel '53, rientra a Firenze per dare inizio alla missione apostolica. Ma oltre che alla predicazione, secondo 1'insegnamento del fondatore dell'Ordine San Paolo della Croce, si dedica anche all'arte. Si iscrive al1'Accademia di Belle Arti mettendosi alla scuola di Primo Conti, finche nel 1966 non si stabilisce a Roma, dove abbraccia la scultura professionalmente, pur sempre attendendo alla missione apostolica. “La mia duplice vocazione è nata”, dice Tito Amodei, “da due impulsi fondamentali: 1'intenso fervore religioso dal quale fui preso negli anni dell'adolescenza e della prima giovinezza e il desiderio di uscire dalle condizioni di emarginazione in cui ero nato e vivevo. L'insegnamento di Primo Conti fu per me quanto mai prezioso.

Sole e uccello nel cespuglio 1981 (particolare), bronzo cm.210x70x45

Era un uomo eccezionale, di grande cultura e di raffinata sensibilità, dalla conversazione affascinante. Gli debbo molto, pur se in seguito mi sono distaccato da lui per perseguire un'opera sempre piu caratterizzata dal segno, dal segno puro, prossimo all'informale”.

La nostra comunità oltre ad adeguarsi a molti degli eventi creati nell'epoca moderna e così in qualche maniera, venirne  attratta, conserva moltissime tradizioni, molte  traggono spunto dalla religiosità popolare e vengono perpetuate da secoli.
La principale, anche se non rappresenta la più importante del passato è S.Antonio di Padova 13 Giugno.
    In occasione della Festa del Santo è tradizione portare doni in natura come olio di oliva, vino, animali da cortile come polli, galline, conigli, colombi ed anche agnelli.
Tali doni ,nel pomeriggio del giorno 13 Giugno, in una pubblica "riffa" vengono venduti all'asta al folto pubblico dei fedeli, che in una simpatica gara, acquistano ad un prezzo, per così dire "esagerato", i doni offerti dal "banditore".
      E' evidente che l'acquisto ha un aspetto solo devozionale, infatti il ricavato va a  sostenere i costi della festa.
Altra festività è S.Antonino e S.Emidio, 2 Settembre.
    Festa prettamente religiosa, con luminarie, fuochi pirotecnici, processione dei Santi per tutto il paese, con la banda musicale del paese e spettacoli di intrattenimento serale.
    Questa festa ancora attira pubblico perché è l'ultima festa "estiva" che si svolge nella valle del Volturno.
Importante è anche la festa di San Leonardo, patrono del paese, che ancora coinvolge la popolazione  e che si festeggia il 6 Novembre.
      Fino agli anni 70, in tale circostanza si svolgeva una grandiosa "fiera" sia di animali che di merci della durata di tre giorni.
      Tale manifestazione era di attrazione per tutti i Comuni limitrofi e per i commercianti di bestiame di altre regioni.
      Purtroppo, a causa del declino dell'attività agricola, questa tradizione è ormai cessata.
Alcune sono puramente folcloristiche come il "Carnevale" e "La Tuzza" nel periodo Pasquale.
Più radicate nella gente le tradizioni della religiosità popolare, che sono state conservate integre nei secoli.
  Tra queste si possono annoverare "San Silvestro Papa" 31 Dicembre e "Sant'Antonio Abate" 16 Gennaio.
Per questi argomenti abbiamo due pagine da visitare, vai sui "link".
Sono ormai già 4 le manifestazioni organizzate, l'iniziativa è stata ideata dalla Pro Loco, che con questa manifestazione, intende promuovere sia la tradizione presepiale, che la valorizzazione dei vari angoli del paese, che, per l'occasione, diventano luogo di visita da parte dei turisti.

 

Il territorio collese, come si evince dal nome, è prevalentemente collinoso, tuttavia è possibile trovare ampi spazi pianeggianti, idonei per lunghe passeggiate sia a cavallo che a piedi, lungo le sponde del fiume Volturno. Nel territorio vi sono alcune alture:

Monte San Paolo, ricco di vegetazione sempreverde come il "leccio" e il "corbezzolo", molto impervio, rifugio di animali selvatici come il cinghiale la volpe e la lepre, costituisce un raro esempio di "macchia mediterranea" presente in una zona interna distante dal mare.

FiumePonterosso.JPG

Monte La Falconara, ricoperto interamente da bosco ceduo con alla base una vasta pineta molto frequentata da gitanti domenicali e da escursionisti; nei pressi della pineta è presente una ricca sorgente di acqua pura. Alle sue falde sorge la frazione Castiglioni, da dove un sentiero conduce sin sulla cima del monte; lì è presente un altopiano denominato Serra del Lago, per il fatto  che durante il periodo invernale, a causa delle piogge, si trasforma in un vasto stagno divenendo luogo di sosta per numerose specie di uccelli migratori come l'anatra, la folaga, il germano reale e la beccaccia. Qui si trova altresì la famosa cinta muraria sannita di cui parliamo in un altro capitolo di questo sito, lunga ben sei chilometri, meta di studiosi anche stranieri attratti dalle dimensioni dei massi e dalla grande lunghezza dell'opera.

BoscoCeduo.JPG

La collina dove si erge il paese è interamente esposta a sud, ricca di terreni coltivati a uliveti, vigneti, alberi da frutto e grandi querce, è solcata da numerose stradine che conducono alle frazioni Santa Giusta, Casali, Monte Cervaro e Colle Sant'Angelo. A Monte Cervaro vi è un'altra pineta, molto più vasta della precedente, anch'essa meta di gitanti e cercatori di funghi, asparagi e frutti del sottobosco. Tutta questa zona è ricca di sorgenti di acqua purissima: Fonte Barile, Fonte Casali e Fonte San Lorenzo che forniscono buona parte del fabbisogno a tutto il paese. La zona circostante il fiume Volturno è prevalentemente coltivata ad ortaggi data la irriguità dei terreni;Bellissima è la zona ad ovest del paese, dove insiste la frazione Cerreto, da dove si ammira tutto il panorama del paese con allo sfondo il massiccio del Matese. A sud-est una vasta area pianeggiante denominata Valleporcina, ricca di tartufi e funghi porcini. 
A monte di questa zona insiste la frazione Valloni, molto popolata di persone che in buona parte svolgono ancora l'attività contadina.

 

 

Il Fiume Volturno

Maggiore corso d'acqua dell'Italia meridionale, lungo 175 km, convoglia un bacino imbrifero vasto 5558 kmq. 
      Nasce nel Molise dalle pendici del versante meridionale del Parco Nazionale D'Abruzzo (gruppo dei monti della Meta e delle Mainarde) e si snoda attraverso un percorso inizialmente orientato in direzione sud-est per poi ripiegare, raggiunta la regione Campania, in direzione sud-ovest. 
      Detto percorso si sviluppa attraverso tronchi vallivi trasversali e longitudinali  rispetto al sistema orografico dell' Appennino entro i quali confluiscono numerosi corsi d'acqua quali, per citare soltanto i maggiori, il "Cavaliere" in provincia di Isernia ed il "Calore" in Campania. 
      Nel tratto inferiore dopo aver raggiunto e bagnato la città di Capua, il Volturno prosegue tortuosamente fino al Tirreno dove si getta con una foce a delta. 
      Rapido e profondo fin dalle sorgenti per effetto dell'apporto di tutto il bacino imbrifero del gruppo Meta-Mainarde, facente parte del Parco d'Abruzzo, questo meraviglioso corso d'acqua per un ampio tratto del suo tragitto limpido e puro, offre un "habitat" eccezionale per numerose specie ittiche fra le quali si impone quella pregiatissima dei Salmonidi.

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Tanta è l'attrazione che suscita per la limpidezza  e purezza delle sue acque da costituire la sosta preventivata  di tutti i turisti che sia d'estate che d'inverno percorrono l'adiacente S. S. 158 che reca nelle note località montane del Parco Nazionale D'Abruzzo. 
      Non a caso questo corso d'acqua è stato prescelto nel 1992 come teatro dei campionati mondiali di pesca alla trota, destando unanime e sincera ammirazione negli sportivi  convenuti da ogni parte del mondo. 
      Il tratto compreso nel territorio di Colli A Volturno, costituisce fattore integrante di un territorio contiguo ad area protetta (Parco Nazionale) che, sulla base degli studi da parte dell' Istituto Superiore di Biologia, è stato definito di "grande interesse naturalistico" .

In effetti, prescindendo dalla presenza della pregiata fauna ittica presente, Trote, Gavedani, Barbi, questo eccezionale tratto fluviale, ricchissimo di vegetazione lacustre oltre a costituire rifugio stagionale di quasi tutte le specie  di selvaggina di passo, vanta una ricca avifauna stanziale, fra cui il "Merlo Acquaiolo", dai più ritenuto quasi estinto in Europa e la "Lontra". 
      Né minore rilevanza può essere attribuita all'influenza di tale tratto sulle condizioni climatiche, atteso che nella zona sono presenti alcune essenze arboree e vegetali strettamente legate alle stesse come ad esempio il "Leccio", il "Corbezzolo", "L'Agrifoglio" ,"Il Tasso", "La Belladonna, "La Valeriana" e pregiate varietà fungine come "Il Tartufo", "Il Porcino" e "L'Ovulo". 
      Parimenti influenzate dalle attuali condizioni climatiche risultano essere le colture agricole della vallata alle quali questo tratto del fiume sa ancora offrire, con le sue acque a temperatura quasi costante durante tutte le stagioni, le condizioni vegetative ideali.

Va segnalato altresì che il tratto compreso nel territorio di Colli A Volturno, è gestito da una associazione di Pescasportivi, che ne cura il ripopolamento ittico e la salvaguardia sotto l'aspetto ecologico, nonché il controllo da eventuali abusi circa la pesca indiscriminata.

Attualmente sono molti i percasportivi  iscritti all'Associazione che preferiscono il nostro fiume per praticare il loro sport preferito. 
      Per informazioni ed iscrizioni ci si può rivolgere sia al Presidente, Saturno Rocco, 
Tel. 0865-957417 oppure presso il Ristorante Volturno, Tel. 0865-955215  chiedendo di Gabriele.

 

 

Le Escursioni

Due itinerari, con partenza dal centro abitato di Colli A Volturno, facilmente percorribili, di breve durata, ma particolarmente interessanti per l'importanza delle testimonianze storiche che si incontrano, per il valore degli ambienti naturali attraversati nonché per gli ampi panorami che si aprono su scenari di notevole bellezza paesagistica.

Sentiero Colli-Monte San Paolo

Si percorre la strada fino oltre il ristorante "La Falconara" per poi imboccare la stradina sulla sinistra in salita.
Poco prima del primo tornante si trova una fontanella di acqua sorgivae subito dopo un incrocio che porta fuori dal territorio coltivato.
Man mano che si sale, si incontra una pineta, la si attraversa e dopo si percorre una boscaglia di carpini che si sviluppa fino alla sommità del monte San Paolo.
Da qui si domina un panorama che guarda verso il torrente Vandra e prima di arrivare alla fontanella dell'acquedotto si possono ammirare Rocchetta Vecchia , L'Abbazia di San Vincenzo, Cerro Al Volturno, la piana di Isernia e Macchia, Miranda, Pesche e Pettoranello del Molise.
Si scende verso la "Serra del Lago", così denominto per la presenza di uno stagno, e da qui si incomincia a vedere la linea della fortificazione Sannita.
Da qui è possibile vedere la piana di Monteroduni ed osservare il massiccio del Matese.
da qui si scende ancora, verso il Rio Chiaro oppure si può tornare indietro ripercorrendo il sentiero.

Serra del lago: lo stagnoSerraLago.jpg

Sentiero COLLI-MONTE SAN PAOLO

Colli (m.385 slm)

Monte tuoro Serra del Lago

Monte San Paolo (m.696 slm)

Tempo di percorrenza: ore 2

Lunghezza del percorso: Km 5

Sentiero Colli-Monte Cervaro

Si Parte da Piazza San Leonardo, dove, un cartello indica la strada per San Giusta, in salita, con fonto in asfalto fra le ultime case del paese per poi scorrere fra i coltivi della periferia fino all'aggomerato del piccolo nucleo San Giusta.
Qui si gira sulla sinistra per poi, in prossimità della pineta di Monte Cervaro, ancora sulla sinistra imboccare il sentiero, con il fondo in battuto, che si intravede fra le essenze resinose che si spingono sino alla sommità.
Prima di imboccare la pineta, lo scenario delle Mainarde, visibile, mette in evidenza la loro imponenza, scagliando contro il cielo terso.
Il sentiero si svolge sinuoso completamente all'ombra dei pini, fra l'odore piacevolissimo e l'aria salutare rica d'ossigenosino alla sommità.
Lo sguardo può scrutare adesso a 360 gradi spingendosi anche in direzione del Matese con la cima di Monte Miletto, la pianura di Valleporcina solcata dal fiume Volturno e così via fino a Sesto Campano.
Al ritorno, con opportune deviazioni, si può raggiungere la frazione Casali, rinfrescandosi alla fontana di acqua sorgiva, molto pura, prima di riscendere nel paese.
Le passeggiate restano una scelta obbligata per il naturalista che può cogliere tale occasione per raggiungere altri borghi del paese, come le frazioni Valloni e Cerreto.

San GiustaSanGiusta.JPG

Sentiero COLLI-MONTE CERVARO

Colli (m. 385 slm)

S.Giusta-Monte Cervaro ((m.669 slm)

Tempo di percorrenza: ore 2

Lunghezza del percorso Km 4,5






 

I Dintorni

La prima cosa che bisogna vedere è l'Abbazia di San Vincenzo, fonte della nascita e dello sviluppo della valle del Volturno nei tempi remoti, resta ancor oggi, un punto di riferimento importantissimo per studiosi ed archeologi italiani e stranieri; parlarne sarebbe lungo e pertanto ti invitiamo a visitarlo.

     Abbazzia di San Vincenzo

Gli amanti della cultura, possono visitare oltre all'Abbazzia di Castel San Vincenzo, il Castello di Cerro al Volturno, poi sulla via del ritorno, il santuario di Madonna Delle Grotte, situato sulla strada che da Rocchetta Al Volturno conduce a Scapoli

INTERO PERCORSO: Km 30






 

Monte Marrone

Gli amanti della natura possono raggiungere in breve tempo le Mainarde, trovando sul percorso il Lago di Castel San Vincenzo e Castelnuovo al Volturno.

     Monte Marrone

 

INTERO PERCORSO: Km 35

Giunti a Scapoli una visita al Museo della Zampogna, ed alle "botteghe artigiane" dei costruttori di questi rari strumenti musicali.
 

Per le gite "fuori porta" tappe d'obbligo per i naturalisti, sono il Parco Nazionale D'Abruzzo con le note località di Barrea, con l'omonimo lago, Pescasseroli ed il Museo Faunistico, oppure d'inverno anche Roccaraso , Rivisondoli e Campitello Matese con le loro lunghe ed attrezzate piste da sci.
 

DISTANZE DA COLLI

Barrea Km 35

Pescasseroli Km 55

Roccaraso Km 40

Rivisondoli Km 45

Campitello Matese km 45

 

Per gli amanti invece della cultura, bisogna addentrarsi nel molise, andando verso il Capoluogo di Provincia che è Isernia, dove maggiori sono presenti le testimonianze storiche.
Penetrando il territorio provinciale ed entrando quindi nell'antico "Sannio", ci si trova anche a fare delle "scelte culturali" dovute all'abbondanza di monumenti e ritrovamenti archeologici che spaziano in moltissimi secoli.
Ma con una buona "guida" si possono visitare contemporaneamente, i ritrovamenti delle varie epoche, per poi, a mente, rifarsi un quadro più nitido di ogni cosa osservata.
La prima cosa da fare è di visitare il "Museo di Santa Maria Delle Monache" ad Isernia, dove sono conservati tutti i reperti rinvenuti nel territorio, da reperti di epoca "Osta", "Sannita e "Romana".
 

Dopodiché recarsi nei luoghi della storia, per assimilare le nozioni e le conoscenze ricevute.

E' evidente che questo comporta degli spostamenti sul territorio che possono essere programmi di concerto con gli Enti preposti, (E.P.T. o Provincia)
 

Un percorso agevole lo possiamo suggerire ed è quello "medioevale" con visite ai molti "Castelli" di cui il territorio è costellato.
Quindi senza sviluppare molti chilometri, con un percorso lungo al massimo 60 Km, si possono visitare ben 5 Castelli incomiciando con "Il Castello Pandone di Venafro", "Il Castello Pignatelli di Monteroduni" e poi al ritorno "Il Castello di Cerro a Volturno".
 

Altra visita interessante è quella al "Museo del Paleolitico" di Isernia.
Scoperto non molti anni fà in località "La Pineta", esprime un fascino intenso al visitatore.
E' meta di studiosi provenienti da tutto il mondo e da gite scolastiche provenienti da tutta Italia.
Per questa visita conviene impegnare l'intera mattinata.
 

Altro capitolo importante è rappresentato dall'Itinerario Religioso, con visite ai vari santuari presenti.
Incominciando dalla Cattedrale di Isernia, spostandosi quindi all'Eremo dei Santi Cosmi e Damiano, sempre ad Isernia, poi con un breve viaggio raggiungere il Santuario di Castelpetroso, ed al ritorno si può passare per la Chiesa di San Nicandro a Venafro, dove sostò per un buon periodo il Beato Padre Pio da Petralcina.

 

 

 

La Caccia

Parlare di questo argomento, in questi momenti, e da parte di "chi" trova prioritaria la salvaguardia dell'ambiente, diventa arduo e potrebbe apparire incoerente ma vogliamo raccontare di uno sport praticato nel territorio, premettendo che questa attività non è poi gestita in maniera indiscriminata.

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Le varie leggi che si sono susseguite in proposito in vicinanza del Parco Nazionale D'Abruzzo (zona contigua) fanno in modo che questo sport, possa essere praticato in maniera molto limitata. Numerose specie di animali sono protette, altre purtroppo sono in aumento, tanto da dover auspicare un loro abbattimento per ricreare quell'equilibrio ecologico che possa impedire che loro stesse producano danniall'ambiente e alle altre specie animali. Ad esempio i Cinghiali, che per le loro dimensioni e per l'elevato numero che si riproduce ogni anno, nelle loro migrazioni sul territorio, producono spesso danni alle colture. Ne tantomeno senza l'intervento del cacciatore, si può pensare di eliminarli. Lo stesso discorso per le Volpi che imperversano nel territorio e sono da sempre considerate nocive, perché si nutrono di altri animali selvatici e non, tant'è che spesso fanno razzie nei pollai situati nelle borgate del paese. Il paesaggio e la presenza nell'ambiente, del cacciatore, spesso ricrea quelle condizioni di equilibrio ecologico che potrebbero venire meno. Tiene puliti i sentieri ed egli stesso esercita un controllo sul bracconaggio e sugli abusi. Le principali specie di animali pesenti sono La Lepre, Il Fagiano, Le Starne e poi un buon numero di specie di passo come le Anatre, Le Quaglie, Le Beccaccie, Gli Storni. E' uno sport molto praticato, ma ripetiamo, nella maniera in cui si svolge non è dannoso. Negli ultimi anni molti "cacciatori" hanno modificato le loro abitudini e la loro passione, dedicandosi spesso alla ricerca dei "tartufi" avvantaggiati dal possedere cani che hanno addestrato anche a questo scopo. E' evidente che ciò che spinge molti a praticare questo sport è l'amore per l'ambiente e l'aria aperta. Ultimamente si è costituita una Associazione che intende realizzare una riserva "faunistico venatoria" in grado di ospitare i numerosi cacciatori che da altre regioni limitrofe, intendono praticare questo sport; tale Associazione si preoccuperà di ripopolare con selvaggina, una vasta area di circa 150 ettari, di delimitarla opportunamente e di regolamentarla, affinché la caccia non venga praticata indiscriminatamente a danno dell'ambiente e della popolazione.





I Funghi

Attualmente rappresentano uno dei veicoli più importanti per l'attrazione che conferiscono a tutto il nostro territorio. Ve ne sono moltissime specie commestibili e rari sono quelli pericolosi e non commestibili. In quasi tutte le stagioni, il cercatore può destreggiarsi nella ricerca o dei funghi oppure, e questo è motivo di vanto, dei tartufi. Le più pregiate varietà sono quella dei "Porcini" e quella degli "Ovuli", ma non di meno se ne trovano di altre specie come il "Prataiolo" le "Manine" i "Chiodini" lo "Spennarolo" ed altre varietà commestibili .
 

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Notevole è l'importanza che stanno acquistando i "Tartufi" per una duplice motivazione, la prima rappresentata dalla peculiarità gastronomica che rappresenta con il suo profumo e per l'abbinamento che con esso si può realizzare in cucina, la seconda per la rarità che ha stimolato moltissimi cacciatori a modificare le loro abbitudini e le loro passione, addestrando i propri cani alla ricerca del prezioso tubero.
 

Molti amanti della natura, si dedicano alla ricerca dei prodotti del sottobosco, nelle varie stagioni: Pinoli, More, Asparagi, Mirtilli, Fragole, Corbezzoli, Nocciole, Lamponi e tante erbe aromatiche utili in cucina: Finocchi, Anice, Origano, acc.ecc.

 

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