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Incastellamento Monastico

 

Agli inizi del secolo VIII d.C., il territorio di Colli, con altri della Valle del Volturno, venne donato al Monastero di San Vincenzo fondato dai tre nobili cugini, i S.S.Paldo, Tato e Taso.

   Colli in un disegno del XIII Sec.

Il Chronicon Volturnese, fonte indispensabile per lo studiodell'economia agraria della Valle del Volturno, ci informa che Ghisolfo I, duca di Benevento, donò al Monastero di San Vincenso una vasta area territoriale adiacente e distante dal sitop monastico.

Tra i territori più adiacenti figurava anche l'agro di Colli che con gli altri, fino agli inizi del secolo VIII, avevano conservato la dimensione fiscale connessa al ducato longobardo di Benevento. In questa vasta area dominava la solitudine poiché gli antichi stanziamenti longobardi erano venuti meno a causa dell'abbandono degli abitanti prima della metà del VI secolo. I monaci Volturnensi presto ripopolarono e resero feconda la valle del Volturno.

Ciò fù possibile mediante l'instaurazione del sistema curtense sulle località da bonificarsi. L'ordinamento curtense consisteva da parte del monastero maggiore, nel nostro caso San Vincenzo, di provvedere alla fondazione di piccoli nuclei chiamati "cellae" o "curtes minores" dipendenti dal monastero maggiore, "curtis maior", sulle località da bonificare.

Tracce di questo tipo di insediamento sono state rinvenute a Colli presso la località denominata "Colle San Damiano": Qui, fino a qualche anno fa, esistevano ruderi di una chiesetta con annessi edifici per l'abitazione dei coloni e dei monaci. Tra i ruderi fù possibile rinvenire una lapide nella quale si diceva che là il complesso era stato edificato dal monaco Alipertus ai tempi dell'abate volturnense Ato (739-760). Questi piccoli centri in pochi anni risanarono l'economia demografica e rurale della valle del Volturno ma cessarono improvvisamente di esistere ai tempi delle invasioni saraceniche che culminarono nell'anno 881 con la distruzione del monastero di San Vincenzo e di ogni dipendenza curtense.

Solo dopo trent'anni dagli eventi saraceni, i monaci volturnesi superstiti ritornarono a San Vincenzo rialzando le rovine del monastero e riorganizzando la vita delle antiche dipendenze monastiche.

Al sistema colturnese i monaci sostituirono questa volta, quello livellare e dell'incastellamento per consentire maggior sicurezza ai numerosi coloni chiamati dagli abati da più luoghi per ripopolare di nuovo la valle del Volturno.

Necropoli Colle S.Angelo   

Dal "Chronicon Volturnese" abbiamo notizia della fondazione del castello di Colli nell'anno 962 da parte dell'abate Paoloche congedeva in affitto ventinovennale (atto livellare) le terre poste nell'agro di Colli allora denominate "Ad Sanctum Angelum".

Contemporaneamente a Colli, l'abate fondava i nuclei di Fornelli (Vandra) e di Valleporcina (Vadu Transpandinu), anch'essi abitati dalle tribù longobarde del VI secolo. Ai coloni veniva ordinato di costruire un castello con case dove poter comodamente risiedere ed esercitare le attività agricole e pastorali nei contermini di esso. I coloni erano tenuti a pagare al monastero un censuo annuo di un moggio di grano ed uno di orzo per ogni casa ivi costruita, una "tractoria" di vino per ogni vigna piantata e un maiale su undici ivi nutrito. All'organizzazione sociale della comunità castellana di Colli, venne affiancata anche quella "spirituale" attraverso l'erezione della "Ecclesia" all'interno del castello con a capo un "Allo presbiter", primo parroco della serie arcipretale di Colli.

Un documento del "Chronicon Volturnense" dell'anno 981, ricorda la presenza della chiesa eretta all'interno del castello di Colli come pure l'esistenza di mulini, pascoli, boschi, vigne e sorgenti di acque e numerosi torrenti dove si praticava la pesca. Per le peculiarità dell'agro Collese e per i numerosi prodotti agricoli che da esso si traevano, nell'anno 988 l'abate Roffredo di San Vincenzo dedusse nuove colonie nel castello di Colli che nel relativo atto di locazione veniva esplicitamente ricordato di essere già stato edificato.

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