Commercio del Bucchero Etrusco
Questo lavoro vuole essere un contributo alla ricerca archeologica avviata già da anni da varie università italiane e straniere nell'Alta Valle del Volturno.
Ma ancor di più un tentativo di studio di alcuni reperti di altissima validità archeologica che lo scrivente ha visto pubblicati in un opuscolo della Pro-Loco di Colli a Volturno.
L'analisi tipologica è eseguita esclusivamente attraverso la foto, data l'impossibilità di conoscere la provenienza ed il luogo dove sono custoditi.
Se per il bucchero è più facile una lettura delle forme anche solo attraverso la foto, purtroppo la stessa regola non vale per la ceramica subgeometrica Daunia.
Pertanto il presente lavoro prenderà in esame esclusivamente i Kantharoi presenti nella riproduzione fotografica.
Ogni vaso è stato numerato in modo tale da rendere più chiaro il lavoro di analisi ed ogni volta che ognuno di essi viene evocato, il numero sarà preceduto dalla lettera K.
Punto di partenza per l'analisi di questa tipologia di vasi non può che non essere l'opera di RASMUSSEN.
Il K1 rientra nella classificazione del tipo 3c ed è uno tra i Kantharos più diffusi per tutto il centro-sud dell'Etruria e del Lazio.
In particolare l'esemplare in oggetto è vicino ad alcuni Kantharoi del tipo 3 e con piede strombato notevolmente stretto nel punto d'attacco con la vasca.
Si confronta fra gli altri quello raffigurato da Rasmussen, ed è proprio quest'ultimo, ovvero quello con il diametro di cm 15,6 che si può certamente idendificare con il K1.
Khantharos da G.Camporeale, 1970
La forma ottenuta per il tipo 3e non è altro che la fusione di tre tipi di Kantharoi Ramage 5b-5c -5d,con le anse nastriformi e leggermente concave sulla superficie superiore.
Tra le differenziazioni tipologiche che caratterizzano i Kantharoi di bucchero studiati e' la forma del piede. Secondo G. Camporeale esistono due varianti di piede strombato.
Una prima serie di Kantharoi presenta piede basso con attacco largo al corpo del vaso e la strombatura solo leggermente accennata , nella seconda serie il piede è alto, fornito a volte anche di "gambo" con un attacco stretto al corpo del vaso e la strombatura ampia.
Sempre secondo Camporeale, la prima serie è rappresentata da non molti esemplari ed è durata breve trovandosi in corredi databili al terzo quarto del VII sec. a.C..
La seconda serie si comincia a trovare negli ultimi decenni del VII sec. a.C. e perdurerà fino alla metà del VI sec. a.C..Il nostro esemplare si inserisce nella seconda serie descritta da Camporeale.
Certamente esistono differenziazioni di dimensioni in quanto il nostro K1 potrebbe avere misure ed incisioni sulla carena completamente differenti da quello illustrato precedentemente, ma
nella forma e tipologia, rispecchia quello descritto dalla fig. 3.
Spesso l'altezza del piede, tenendo fermo il dato riguardante l'attacco sempre stretto al corpo del vaso, cambia spesso in altri Kantharoi.
Rimanendo ancora nel parametro di valutazione della forma del K1 con il Kantharos della fig.3, abbiamo un identico profilo obliquo per ambedue, anse nastriformi ed alte.
Camporeale evidenzia come alcuni particolari della forma dei Kantharoi, andamento delle anse, profilo della tazza e del piede, richiamano di per sé la produzione metallotecnica.
Fino ad oggi purtroppo non è stato ancora mai rinvenuto alcun esemplare metallico, allotrio o indigeno in Etruria, tale da potersi considerare come modello per quelli in bucchero.
Sulla base di un esemplare d'argento rinvenuto a Camiro ( Rodi) e considerato a ragione un prodotto locale si è pensato a prototipi metallici greco-orientali per la serie etrusca di bucchero con piede a tromba.
Un altro Kantharos metallico (detto impropriamente calice) di bronzo, con epigrafe venetica, rinvenuto a Lozzo Atestino si avvicina molto nella sagoma a quelli di bucchero.
Ma per ambedue gli esemplari metallici la datazione evidenziata dai rispettivi editori non va prima del VI secolo a.C. , cioè un periodo più recente di quello a cui risalgono i più antichi esemplari di bucchero etrusco.
Rimanendo sempre nell'analisi generale della forma del K1 che mi sembra il più rappresentativo della ceramica in bucchero, non si può non ricordare che questo tipo di Kantharos ha fatto da modello a quello attico del periodo arcaico.
Per il Kantharos della" Collezione Alla Querce" ci troviamo di fronte ad un modello prodotto probabilmente ad Orvieto, fatto che viene identificato da Camporeale per le caratteristiche peculiari di questa produzione locale che va dalle pareti della tazza non molto alte e poco espanse, il piede esterno spesso e segnato da una scanalatura esterna.
