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Arte e Cultura

 

 



Ferdinando Amodei, in arte Tito, pittore, scultore e incisore. E' nato a Colli a Volturno. Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti a Firenze con Primo Conti; per la grafica con Giuseppe Viviani.

Per la scultura è autodidatta. Inizia ad esporre con sistematicità in Italia e all'estero, anche se con lunghi intervalli, dal 1964. Ha eseguito grandi decorazioni per ambienti pubblici, specialmente chiese (ha eseguito tra l'altro anche il “Monumento ai Caduti” di Colli a Volturno). Ha praticato la grafica in tutte le tecniche, producendo moltissime lastre, che in genere stampa personalmente. Preferisce la forza espressiva dei materiali trattati artigianalmente; per questo il suo studio ha la funzione e l'aspetto della vecchia “bottega” e le sue opere portano tracce vistose del manufatto.

Deposizione - Monumento ai Caduti, 1970, bronzo, cm.235x245x35 (Museo d'Arte sacra Stauròs)

Il grande nudo (veduta dello studio) 1960-1964, olmo cm.200x70x70

Dagli inizi degli anni '70 si è dedicato quasi esclusivamente alla scultura che esegue prevalentemente in legno. Nel 1966 si trasferisce da Firenze a Roma dove vive (Comunità dei Passionisti della Scala Santa) e fonda, nel 1970, Sala 1, centro culturale tra i più attivi della Capitale, che dirige per moltissimo tempo.




L'artista. Da “Una resina che odora d'incenso”. Di Costanzo Costantini. “Il Messaggero”, 07-06-1989

Ha due grandi passioni: Cristo e la scultura. Usa in prevalenza il legno, maneggia con perizia strumenti e utensili di ogni sorta, specialmente accette, tenaglie, chiodi e martelli, sicché il ricordo della Croce e della Crocifissione è sempre vivo in lui, s'impasta al suo lavoro quotidiano, lo impregna di se. Uno dei suoi temi preferiti e la Deposizione, ma costruisce con le proprie mani crocefissi, tabernacoli, candelabri, mosaici, affreschi, graffiti, vetrate, cancellate, ringhiere, porte, finestre. Esegue da se, a bassa tiratura, litografie, acqueforti, acquetinte, puntesecche, xilografie a colori, serigrafie. Incide anche gioielli. E' un artigiano nel senso arcaico del termine, antico e nello stesso tempo moderno, piu che moderno, in quanto conosce le tecniche piu avanzate, che applica però sempre rifacendosi alla manualità, al mezzo primevo dell'uomo. E' un passionista dell'arte.

Lo studio nel quale lavora, da “operaio” schivo, discreto e silenzioso ma tuttavia al corrente di tutto cio che viene fatto in arte, in Italia e fuori I'Italia, è seducente. Uno studio singolare, se non unico. L'ha ricavato dai vecchi magazzini del convento dei passionisti alla Scala Santa, il celebre Santuario della Passione nel quale si conserva la preziosa cappella palatina dei papi e si venera la vetusta immagine del Ss. Salvatore. Vi costruisce le sue sculture con la pazienza, la devozione e 1'amore con cui i pellegrini salgono in ginocchio la Scala Santa. Vi spira un'aria insolita, come estranea al paesaggio urbano che lo circonda, un'aria da “bottega”, sacra e profana. Vi si respira 1'odore resinoso del legno appena tagliato o appena lavorato. “Uso in prevalenza il legno per una mia scelta precisa”, dice Tito Amodei. “Il legno è una materia così calda, così umana. Lavorato con 1'accetta, entra dirompente nello spirito prima ancora che si profili o ne emerga 1'immagine. Fa lo stesso effetto della terra arata”.

TITO - Le grandi sculture


Autoritratto in nero 1963, olio su carta cm50x75


Nello studio si allineano, in sintesi, i lavori che hanno segnato il laborioso cammino dell'artista, prima e dopo che dalla pittura passasse alla scultura, e vi si dedicasse pienamente, con le sole sue forze, senza scuole e senza maestri: La grande scultura, Il grande nudo in torsione, la Deposizione, L'albero nuovo, Il nudo, Il melo, Il sole e l'uccello nel cespuglio, La grande finestra, il Paesaggio urbano. Andre Masson diceva che la scelta della materia e una scelta di stile; ma nel nostro caso già i titoli delle opere sono una scelta di stile, in quanto designano un universo ancorato alla realta umana, a portata e misura dell'uomo, nel quale si avverte qualcosa di francescano. Tutt'intorno, sulle pareti, le tele degli anni Cinquanta-Sessanta: la prima, quella con la quale nel '58 esordi, e un omaggio a Marino Marini, chiaro sintomo che 1'artista, piu e oltre che verso la pittura, era orientato verso la scultura; due tele del 1963, ossia un autoritratto con mensa dai piani ribaltati in cui gli elementi hanno un rilievo scultoreo dei fichi d'india in cui il segno acquista una levità quasi astratta; un paesaggio del 1964, 1'anno in cui 1'artista abbandona la pittura per la scultura, e gli orditi grafici che, come nota Mirella Bentivoglio, fanno pensare ad onde sonore, conferendo all'ambiente come una musica senza suono, silenziosa, impercettibile.

Nato nel 1926 a Colli al Volturno, Tito Amodei è un artista nel quale la vocazione all'arte si sposa alla vocazione religiosa, in un connubio singolare. Verso i quindici anni entra nel collegio dei passionisti e compie gli studi medi fra Nettuno e Firenze, dopodiche intraprende gli studi teologici nel convento di Tavarnuzze a Firenze e nel convento di San Giovanni e Paolo a Roma. Ordinato sacerdote a Roma nel '53, rientra a Firenze per dare inizio alla missione apostolica. Ma oltre che alla predicazione, secondo 1'insegnamento del fondatore dell'Ordine San Paolo della Croce, si dedica anche all'arte. Si iscrive al1'Accademia di Belle Arti mettendosi alla scuola di Primo Conti, finche nel 1966 non si stabilisce a Roma, dove abbraccia la scultura professionalmente, pur sempre attendendo alla missione apostolica. “La mia duplice vocazione è nata”, dice Tito Amodei, “da due impulsi fondamentali: 1'intenso fervore religioso dal quale fui preso negli anni dell'adolescenza e della prima giovinezza e il desiderio di uscire dalle condizioni di emarginazione in cui ero nato e vivevo. L'insegnamento di Primo Conti fu per me quanto mai prezioso.

Sole e uccello nel cespuglio 1981 (particolare), bronzo cm.210x70x45

Era un uomo eccezionale, di grande cultura e di raffinata sensibilità, dalla conversazione affascinante. Gli debbo molto, pur se in seguito mi sono distaccato da lui per perseguire un'opera sempre piu caratterizzata dal segno, dal segno puro, prossimo all'informale”.

 

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